Wado Summercamp di Danubio: il sentiero del Budo

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Di solito pensiamo a un sentiero o a una strada come a qualcosa di utile a portarci da una parte a un’altra. Quando devi andare in qualche posto cominci a camminare sulla via per raggiungerlo e quando ci arrivi, semplicemente, smetti di camminare. Molto semplice. Molto logico. Ma ho imparato che quando parliamo della via del karate, quando parliamo della parola giapponese “Do”, l’idea comune di strada rischia davvero di portarci fuori strada.

Seiza rei all'inizio dell'allenamento mattutino

L’ho capito partecipando al Wado-Kai Summercamp del 2017, tenuto dal maestro Roberto Danubio, da domenica 9 a venerdì 14 luglio nella località di Filzbach, in Svizzera. Era la mia seconda volta: c’ero già stato nel 2016 e, come potete leggere qui, fu un’autentica rivoluzione per me e per il mio karate. Perciò non pensavo che stavolta sarebbe stato altrettanto scioccante, perché quantomeno sapevo cosa dovevo aspettarmi. Ma, a quanto pare, non si può partecipare a quel seminario di una settimana senza uscirne in qualche modo trasformati. Neanche la seconda volta e, probabilmente, nemmeno le successive.

La cerimonia tradizionale di pulizia del tatami

Eppure il programma del Summercamp è sempre lo stesso: sveglia alle 6:30 per fare colazione tra le 7:00 e le 8:00. Alle 9 in punto dovevamo essere sul tatami per la tradizionale pulizia del pavimento. Non importa quale cintura o grado avessimo: che fossimo imberbi principianti, mature cinture nere o attempati maestri, tutti dovevamo immergere lo straccio nell’acqua con le nude mani, strizzarlo per bene e darci dentro nella pulizia. Sareste sorpresi nel sapere quale senso di pace e soddisfazione si riesce a cavare da questo piccolo gesto di cura per il dojo, per gli altri e per se stessi. Una volta finito il nostro dovere potevamo dedicarci a qualche esercizio di riscaldamento individuale. L’allenamento di karate vero e proprio cominciava alle 9:30. Di solito, la mattina lavoravamo sui kihon e sui kata per un paio d’ore per poi lasciare il tatami e fare una doccia veloce prima del pranzo, visto che veniva servito alle 12:15. Dopodiché, avevamo giusto il tempo di riposare un pochino prima di ricominciare con l’allenamento pomeridiano, tre ore e mezza dedicate principalmente allo studio dei kata e dei kumite. Alle 18:30 facevamo una cena abbondante e da lì in avanti avevamo finalmente l’opportunità di fare quattro chiacchiere in totale relax (e ogni sera si rivelava divertente e interessante, visto che al Summercamp di Danubio partecipano persone provenienti da ogni parte del mondo, come islandesi, finlandesi, statunitensi, tedeschi, italiani e, ovviamente, svizzeri).

Roberto Danubio sensei spiega un kihon kumite

Raccontato così, può sembrare duro ma, in qualche modo, rassicurante nella sua invariabile routine. Ma la verità è che questo schema ha a che fare con la costanza, e la costanza, a pensarci bene, è davvero lontana dall’essere rassicurante. Costanza significa che devi continuare a camminare anche se credi di aver già raggiunto il tuo obiettivo e la tua destinazione. Cosa che può apparire insesata a chiunque pensi che un sentiero sia fatto per portarti da una parte all’altra. E indubbiamente la maggior parte dei sentieri funziona così. Ma non il sentiero del karate. Non il sentiero del Budo.

Avevamo appena terminato un faticoso lavoro sulle forme dei tantodori quando Roberto Danubio cominciò a parlarci. Stava in piedi, al centro del dojo, e ci aveva fatto segno di avvicinarci.

La bellezza e la forza delle donne del Wadokai Summercamp

“Non puoi fare Budo il martedì e il giovedì dalle 18:00 alle 20:00”, ci ha detto. “Se fai Budo, lo fai tutti i tuoi giorni, a tutte le ore. Questo è il vero significato della frase: il karate è un viaggio che dura tutta la vita. Non significa soltanto che devi allenarti ogni settimana per tutta la vita. Significa che se vuoi davvero camminare sul sentiero devi abbracciarlo, incarnarlo e percorrerlo per tutto il tempo della tua vita, e tutto il tempo della tua vita significa ogni singolo minuto”.

Non so per quale motivo abbia voluto dirci queste parole. Forse è preoccupato per l’attuale situazione del karate tradizionale o forse aveva notato in noi, o in qualcuno di noi, qualche segno di inconsistenza marziale e spirituale, oltre che tecnica. Ma qualunque fosse la ragione, queste parole mi hanno fatto riflettere.

Io e la bellissima famiglia Danubio

Spesso penso al mio percorso nel karate come a una serie di obiettivi, cose da spuntare sulla mia check-list. Avanzamenti di grado, diplomi, qualifiche tecniche, seminari, corsi di aggiornamento, nuove tecniche, nuovi kata, nuove gare e competizioni. Somigliano tutte a destinazioni e ciascuna di esse è una specie di posto dove andare. A vederla così, il viaggio nel karate finisce per ridursi a una specie di gita turistica. Scattarsi un selfie dalla Torre Eiffel: fatto. Gettare una monetina nella Fontana di Trevi: fatto. Fare snorkeling nel Mar Rosso: fatto. Roba che fai una volta o al massimo due in tutta una vita. Allo stesso modo, potresti pensare: “Primo dan: raggiunto. Cosa c’è dopo?” oppure “Summercamp Wadokai in Svizzera: ci ho già partecipato. Che si fa, poi?”. La risposta che Danubio indirettamente mi ha suggerito è la seguente: “Dopo c’è la stessa cosa. Dopo si fa che devi continuare a camminare sul sentiero. Continuare a studiare per il primo dan anche se hai già raggiunto il quinto. Continuare a partecipare ai seminari a cui hai già partecipato. Il vero obiettivo è percorrere costantemente il sentiero. Gli altri obiettivi sono solo apparenti”.

La veduta da una delle stanze in cui eravamo sistemati

Questa è stata la mia semplice intuizione. A voi potrà pure sembrare banale, ma per me è stata sconcertante. Ogni volta che vado al Karate Summercamp di Roberto Danubio ne ritorno cambiato. Torno a casa con un karate migliore di quello con cui sono partito – su questo non c’è dubbio – ma anche con un’attitudine più forte e con una più ampia consapevolezza. Certo, ci siamo allenati un sacco e ho imparato o migliorato dozzine di tecniche come i tantodori, i kumitegata, esercizi di coppia, variazioni e nuovi dettagli nei kata e nei kihon kimite. Ma non posso spuntare nessuna di queste cose dalla mia check-list. Non posso dire “fatta” ma soltanto “la sto facendo”, non l’ho imparata” ma la sto imparando”. E spero di non smettere mai di poter dire che le sto facendo e imparando.

Non so cosa ne pensiate voi, ma il prossimo anno io sarò di nuovo al Summercamp di Roberto Danubio in Svizzera. E non vedo l’ora di incontrarvi tutti là. Credetemi: non ve ne pentirete. ♦ Read it in English

E il Summercamp del 2018 è già in preparazione!

 

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