Wado Spirit: lo spirito dell’armonia

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Già altre volte vi ho parlato del M° Danubio e del suo Summer Camp, ma finora non vi avevo mai detto nulla del Wado Spirit, il seminario che si tiene ogni anno in dicembre nel suo dojo di Weinfelden, in Svizzera, a due passi dal lago di Costanza. E non vi avevo detto nulla perché non avevo mai avuto l’occasione di andarci, prima del 2 dicembre di quest’anno.

Weinfelden è una piccola città nel nord della Svizzera, capitale del cantone di Thurgau e nota a chi, come me, ama l’Hockey su Ghiaccio per essere la base operativa dell’HC Thurgau, una squadra di tutto rispetto che milita nella Swiss League. Ed è un importante centro del karate svizzero proprio grazie a Roberto Danubio, che da anni vi dirige il Renshin Kan Dojo. Vale la pena ricordare che il maestro Danubio, 7° dan JKF Wadokai, è presidente e capo-istruttore della SWKR – Swiss Wadokai Karatedo Renmei, l’associazione elvetica di Wado-ryu che fa riferimento alla Japan Karatedo Federation Wado-Kai. Dal suo dojo di Weinfelden sono usciti alcuni dei migliori wadoka in circolazione oggi in Europa. Niente male, per una cittadina di undicimila anime.

Arrivare a Weinfelden non è difficile. Quarantacinque minuti di automobile dall’aeroporto di Zurigo oppure pressappoco lo stesso tempo dalla stazione, sempre di Zurigo, per chi preferisce il treno. Io e i miei otto colleghi della WKSI presenti al seminario abbiamo affittato un Mercedes Vito, spendendo, a testa, meno del biglietto del treno. Oltre alla nostra, dall’Italia, c’erano delegazioni anche da altri paesi europei, come il Belgio e l’Irlanda. Ma forse vi starete chiedendo perché la sto tirando tanto per le lunghe, invece di entrare subito nel vivo del seminario. Ebbene, il motivo è che non è affatto facile raccontare il Wado Spirit. Il clima che vi si respira è speciale e l’intensità dell’allenamento, dell’approfondimento e delle relazioni umane è tale da dilatare il tempo e confonderlo nella memoria.

Cercherò di facilitarmi le cose cominciando dal nome che Roberto Danubio ha scelto per questo suo appuntamento annuale. Wado Spirit. Lo spirito del Wado. Un nome che suona dannatamente bene. Fatto che, da solo, ne giustificherebbe la scelta. Ma per chi conosce il M° Danubio non è difficile immaginare che, con ogni probabilità, non l’ha scelto soltanto perché è figo, ma anche perché, da solo, dice già molto riguardo agli obiettivi del seminario stesso. Wado è una parola composta da due ideogrammi (kanji, in giapponese) Wa e Do. Do significa via, mentre Wa ha moltissime sfumature semantiche e può essere tradotto con mitezza, l’atto di mettere insieme, unione, pace, armonia, somma, gentilezza. Perciò possiamo affermare che lo spirito del Wado corrisponde a quello della via che conduce a ciascuna di queste qualità.

Il Wado Spirit inizia all’ora di pranzo e finisce dopo il tramonto. Quattro ore filate di allenamento durante il quale il maestro concede giusto un paio di pause della durata non superiore ai due minuti. In quelle quattro ore l’intero programma del Wado-ryu viene praticato e approfondito tecnica per tecnica. Fatto che, da solo, dice molto del ritmo che bisogna sostenere durante questo appuntamento.

Oltre a Roberto Danubio, a guidare il seminario c’erano i maestri Alessandro Danubio, 6° dan JKF Wadokai, Eveline Danubio, 5° dan JKF Wadokai e Rolf Wirth, 5° dan JKF Wadokai. Erano presenti oltre settanta wadoka e il colpo d’occhio, se uno si guardava attorno, era impressionante. Il Renshin Kan è un dojo di duecento metri quadrati in perfetto stile giapponese. Di forma rettangolare, sui due lati lunghi ci sono da una parte il kamiza e dall’altra una parete di specchi che fa sembrare l’ambiente ancora più spazioso. Sulla parete del kamiza domina un impressionante torii in legno (il tradizionale portale d’accesso giapponese alle aree sacre) che rende l’atmosfera allo stesso tempo austera e accogliente. All’interno del torii, su una grande calligrafia giapponese incorniciata in legno di ciliegio campeggiano gli ideogrammi Wa e Do, e ai lati del torii sei calligrafie, tre a destra e tre a sinistra, elencano, in giapponese, i precetti del Dojo Kun, le tradizionali regole di comportamento del karate. Impossibile non rimanere affascinati dalla bellezza del Renshin Kan dojo. Specie quando settanta karateka vi si muovono rapidi, facendo schioccare all’unisono il tessuto dei loro dogi, scattando al suono secco e tagliente di un “ichi!”.

Abbiamo allenato i kihon, i kata e i kumite, procedendo, pressappoco, in quest’ordine. Ma, come sempre capita con i seminari della famiglia Danubio, non ci siamo limitati ad allenarci con il corpo. Abbiamo approfondito, ragionato, riflettuto sulle tecniche e sul significato del Budo. Ci siamo allenati anche con la mente e con lo spirito. E alla fine siamo andati tutti insieme a cena. Sì, perché è questa una delle cose speciali del Wado Spirit. Nel costo del seminario è incluso un Pizza Party nell’accogliente ristorante di un allievo di Roberto sensei, il mio amico Toni Cresta. Un’occasione ulteriore per conoscersi, scambiarsi informazioni, esperienze o semplicemente trascorrere insieme momenti sereni e conviviali, coltivando quello spirito di solidarietà, amicizia e armonia che, come abbiamo visto, è un pezzo importante dello spirito del Wado.

Quando il giorno seguente ce ne siamo dovuti tornare a Zurigo per prendere il nostro volo per Roma, da Weinfelden ho portato via con me un pezzo di quel Wado Spirit e la voglia di tornarci, l’anno venturo. Perché il bello delle cose belle è che quando le fai, poi, le vuoi rifare. Perciò ci vediamo l’anno prossimo, ragazzi. Per tenere vivo lo spirito del Wado. ♦ Read it in English

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